| SENSAZIONALE!
Ritrovato il sito
archeologico con il primo tavolo da disegno di Cavazzano
In
occasione della pubblicazione di un numero celebrativo
di Giorgio Cavazzano sulla collana I MAESTRI DISNEY,
mi fu chiesto di scrivere un pezzo su di lui, relativo
alla storia "TOPOLINO E GLI INCONTRI FALSIFICATI
... DAL SOLITO TIPO". Era una storia vecc...pardon,
anziana di circa vent’anni.
E’ logico che dopo tanto tempo i
ricordi non fossero più tanto freschi, stratificati
sotto il peso di centinaia di altre storie, ossidati
da mille
altri avvenimenti, figli, traslochi,
visioni, ecc.
Quelle vignette sono diventate storia, ormai...anzi,
preistoria, in un mondo che gira alla velocità di
un videogioco, e per essere ricordate
e magari svelate nel loro significato più
nascosto è ormai inutile rivolgersi agli autori.
Così,
invece di scriverne io, feci di meglio: mi rivolsi
ad un giornalista mio amico, tale Giorpez Pezgio
(un serbo-croato abitante in Bulgaria e con i nonni
uszbechi), che aveva svolto una interessante ricerca
sulle origini del famoso disegnatore veneto e sulle
nostre prime imprese fumettistiche.
In particolare, GiorPez aveva intervistato il prof.
Stempher A. Matitievich, docente
di Semantica
del Fumetto e
di Paleosceneggiatura all’università di
Cambridge, ricavandone un articolo rivelatore
e gonfio di notizie.
Ecco che ve lo riporto pari pari, come a suo tempo
è stato pubblicato sul numero
13
de I MAESTRI DISNEY.
In verità parla di cose che io stesso avevo dimenticato...
****
Dal nostro inviato Giorpez
Pezgio:
Professor
Matitievich, lei ha studiato a
lungo il sito
fumettologico dove Cavazzano
ha realizzato molte delle sue storie
giovanili. Cosa ha scoperto?
Well! Com’è noto il Cavazzano
ha a lungo operato in una zona
palafitticola dell’entroterra veneziano.
Un quartiere popolare poco lontano dall’abitazione
del Pezzin con il quale, proprio per questo,
aveva frequenti contatti socio-culturali. La storia
in questione risale proprio a quel
periodo che, da
quanto abbiamo scoperto, è stato uno
dei più fecondi.
Da cosa lo arguisce?
Well! Lo strato di grafite nel
quale sono incastonati i reperti è molto
spesso.
Analizzandone un campione al microscopio
elettronico abbiamo appurato che la grafite
proviene da mine di matita di tipo economico
(Cavazzano non guadagnava molto allora) di
grosso spessore e a
punta arrotondata. Il segno che ne
derivava appariva sbiadito, poco inciso, adatto
a schizzare la vignetta
con molti segni sottili che
si sovrapponevano. Poi,
l’autore cancellava quasi tutto e ripassava,
sempre con la stessa matita,
il segno finale che aveva scelto tra
tutti , creando la versione definitiva della
vignetta, molto dettagliata, pronta per il
ripasso a china.
Nello strato sono presenti anche grossi depositi di gomma pane in piccoli
granuli o frammenti. Ma non pensiamo che Cavazzano
la mangiasse. Ritengo piuttosto che proprio
con la gomma pane lui cancellasse gran parte
del disegno abbozzato, per poi ripassarlo
come abbiamo detto.
E
cos’altro ha scoperto? Ci sono stati altri
reperti?
Le moderne tecniche di indagine consentono
di dedurre molti altri particolari, vero?
Well!
Certamente. Lo spessore dello strato
, così elevato, indica che l’attività disegnatoria
di Cavazzano era
quasi parossistica. Tre, quattro tavole
al giorno...forse anche di più. In alcune
anfratti abbiamo trovato documenti dell’epoca
con tracce di marche da bollo fossili..forse
c’era un mutuo da pagare, o un’auto nuova.
O semplicemente il desiderio di fare una vita
migliore e di
trovare quel successo che il giovane
autore sapeva di meritare.
Cavazzano
lavorava da solo? Chi frequentava? Avrete
trovato qualche traccia di esseri simili a lui?
Well!
Certamente sì!
Abbiamo trovato un telefono
che, seppur primitivo, consentiva al
Cavazzano di mantenere quei contatti socio-culturali
che sono stati così importanti per la sua
successiva evoluzione. Non dimentichiamo
che il Veneto è ed è stata terra di fumettari
molto prolifica.
Dalle impronte
ritrovate e dall’esame del DNA sui numerosi
mozziconi di sigaretta sappiamo che Cavazzano
si incontrava con Paolo Ongaro, i fratelli
Missaglia, Luciano Gatto, Bruno Maraffa, tutti
autori di genere “avventuroso” perchè si sa
che già da allora Cavazzano desiderava tentare
anche nuovi generi.
E
poi col Pezzin, che però non fumava,
e per quale abbiamo dovuto studiare altri
indizi.
Quali
esattamente?
Tracce
di pagine
dattiloscritte. Alcune si sono perfettamente
conservate e sono ancora leggibili. Ma soprattutto
saliva, schizzi di saliva che, dall’esame
del DNA,
appartenevano certamente al
Pezzin e
poi allo stesso Cavazzano, sovrapposte
e mischiate
tra loro in modo casuale.
Non
fa un po’ schifo? Cosa significa, esattamente?
Well!
Ma che ridevano, naturalmente! Ridevano a
crepapelle, soprattutto il Cavazzano che,
com’è noto, non sa proprio trattenersi.
I due, durante i loro abituali incontri
per discutere di nuove storie da realizzare,
utilizzavano quella che dagli studiosi del
fumetto viene definita la tecnica del ”...Continua
tu, che mi vien da ridere!”
In pratica Pezzin sparava un’idea assurda
delle sue, che veniva subito afferrata
dal Cavazzano e rigirata . Pezzin
la riprendeva
ingigantendola e poi la ripassava a
Cavazzano, mentre i due si divertivano sempre
di più sghignazzando in modo vergognoso. Alla
fine, quando la storia e le varie gags
erano definite, i due dovevano essere
veramente esausti, oltre che con la bocca
asciutta. Sembra che questo modo
di fare venisse praticato ovunque,
soprattutto in treno quando i due raggiungevano
Milano dove andavano in giro a proporre i
loro personaggi.
Le cronache riferiscono
che, in uno scompartimento ferroviario utilizzato
dai due, alla fine del viaggio ridessero tutti
come matti fino alle lacrime, compreso il
controllore che, scosso dai singulti, obliterò
per errore
il seno di una turista inglese (e che
poi in seguito sposò).
E
della storia di oggi, cosa ha scoperto?
Gli
"Incontri falsificati dal solito
tipo” è una tipica storia del periodo. Com’è
noto Pezzin si è sempre ispirato a fatti di
attualità e allora era l’epoca del famoso
film di Spielberg. Pezzin riprese l’idea nel
titolo
per poi
creare una storia
adeguata ai personaggi Disney.
Tra l’altro, ciò dimostra che i due
lavoravano indifferentemente sia con i topi
sia con i paperi.
In
definitiva, che conclusioni può trarre dall’analisi
del sito in questione?
Well!
Come ho già detto,
la quantità enorme di grafite, i mozziconi
di sigaretta, le incrostazioni di gomma pane
insieme a note sparse di radio locali, frammenti
di sceneggiature,
i numerosi cocci di trame
comiche e avventurose dimostrano che
il sito fu molto frequentato e appartiene
al periodo creativo più virulento di Cavazzano
e di chi collaborava con lui. Sono nati in
quegli anni anche i personaggi non Disney
della coppia Pezzin e Cavazzano, come
Smalto e Jonny, Walkie e Talkie, capitan
Rogers e altri.
E’
tutto mescolato
e l’analisi stratigrafica non è facile,
ma possiamo dire che in quel periodo Cavazzano
costruì con
ossessiva determinazione la sua
fantastica abilità
di disegnatore e cominciò
ad annodare quella rete di rapporti
con
altri artisti che lo hanno reso noto
in tutto il mondo fumettistico allora conosciuto.
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Ci
credereste? A questo punto l'amica Lidia
Cannatella,
che cura con grande passione la serie di Maestri
Disney, mi ha telefonato spazientita (anzi, pure
un po' incazzata!) dicendomi:
Pezzin,
ma che cavolo di articolo mi hai mandato? Non
ce la fai proprio a stare serio?
Ebbene,
no! Ho provato di tutto,
terapie di gruppo, messe nere, sciamanesimo,
riti wodoo
e cura dei dodici limoni, ma non è servito
a niente. I medici dicono che è proprio dentro i
miei cromosomi, quando riescono a vederli, perchè
spesso si nascondono facendo finta di essere dei
normali bastoncini
di pesce. In ogni caso, se riesco a smettere, voglio
diventare un vero ingegnere severo e muscoloso.
Di quelli che costruiscono i
ponti di Messina di corallo,
per intenderci, o
qualche tipo di spiaggia sovrapposta, o magari
una macchina del tempo, o una fattoria orbitale,
o che raddrizzano la torre di Pisa, o che brevettano
le vacanze in scatole, o il commercio dell’aria
pura.
Insomma,
cose veramente serie, finalmente!
Sinceramente
Vostro, G. Pezzin
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