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 di Giorgio Pezzin, Manuela Marinato  & Co.

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Come si realizza un fumetto

Una storia a fumetti, nonostante sia  "una cosa da ragazzi", è una faccenda complicata che richiede un lavoro abbastanza lungo e difficile che coinvolge molte persone e la cui pubblicazione richiede una struttura collaudata e un notevole impegno finanziario.

L'idea parte dal soggettista/sceneggiatore, il quale può lavorare su personaggi propri  oppure, e accade più spesso, su personaggi già lanciati di proprietà di un editore o di un altro sceneggiatore.

(E' il caso, per intenderci, di noi autori italiani che produciamo storie di Topolino e Company.
I personaggi appartengono alla Walt Disney e noi li usiamo per costruire storie che vengono poi pubblicate dall'editore Italiano)

Il soggettista, dicevamo, ha l'idea. Raramente questa parte da un imput della redazione; molto più di frequente il soggettista si spreme le meningi, si arrovella, legge qualcosa che lo stimola... ed ecco l'idea. Pensandoci su ben bene, l'idea si completa, diventa una possibile struttura con un inizio e una fine, ci si mette sostanza...e si costruisce la storia, che va poi raccontata per bene, in tutte le sue fasi  in circa tre cartelle dattiloscritte.

L'idea viene inviata alla redazione che la approva, la modifica d'accordo con l'autore,  oppure la scarta (perchè è brutta; perchè simile ad altre, perchè non adatta ai lettori, ecc.).

Se la storia viene accettata lo sceneggiatore inizia la sceneggiatura, cioè scrive un bel numero di pagine distinguendo le varie TAVOLE  (che corrispondono alle pagine del fumetto) distinguendo le singole VIGNETTE (ad esempio, su una pagina di Topolino ci sono di norma 6 vignette, distinte in tre STRISCE. Se due vignette sono unite formano una DOPPIA, se sono quattro unite, formano una QUADRUPLA).

Per ogni vignetta lo sceneggiatore deve scrivere chiaramente cosa fanno i singoli personaggi, cosa dicono e qual'è lo sfondo. Inoltre si indicano gli eventuali rumori (i vari PONK  SPLASCH  SOCK ecc.) ed eventualmente i colori che si desiderano per certi effetti necessari al racconto.
Un vero copione, insomma, simile a quello dei film, che racconta la storia nel numero di tavole concordato con la redazione.

Da qui si capisce che non basta avere una buona idea: bisogna anche saperla esporre con coerenza, restando dentro i limiti eventualmente imposti dalla redazione, rispettando la personalità dei personaggi e anche senza creare scene troppo difficili  (o impossibili) da disegnare, mantenendo un buon ritmo (introduzione, suspence, colpi di scena, finale, ecc.)
E dopo aver scritto una storia, bisogna saperne inventare due, tre, quattro... centodieci, centoundici, ecc. E' un lavoro, insomma, spesso piacevole e divertente, ma comunque un lavoro!


Consegnata la sceneggiatura (ed eventualmente corretta, sempre d'accordo con la redazione) questa viene passata al disegnatore che, pazientemente, disegna a matita ogni singola vignetta secondo quando indicato dallo sceneggiatore. A volte un bravo disegnatore migliora ulteriormente la storia, inserendo di sua iniziative qualche vignetta in più dove può essere utile a migliorare il racconto, ma il più delle volte questo non accade e la trama viene rispettata al meglio delle possibilità e dell'abilità del disegnatore stesso, ma  comunque in modo tale da soddisfare le richieste e gli standard imposti dalla redazione.
(Qui si vede la "grandezza" di un disegnatore. Le migliori storie vengono sempre migliorate da un buon disegno, che però difficilmente riesce a resuscitare una trama mancante o una idea floscia. La storia che si fa ricordare è sempre un mixer perfetto di buone idee e di buon disegno!)

Ultimato il disegno a matita, questo viene ripassato in china a mano e con un pennello sottile, di solito dallo stesso disegnatore, ma spesso da una terza persona, il ripassatore, specializzato proprio in questo lavoro.

Le tavole a questo punto vengono consegnate alla redazione che le affida al lettering, cioè a colui che riempie i fumetti con il testo. Ultimato anche questo lavoro, le tavole passano alla coloritura che una volta veniva effettuata a mano, a pennello, sul retro del foglio  (cosicchè, fotografandolo poi con una forte luce sul retro, il colore appariva in trasparenza sulla pellicola, senza cancellare il contorno nero di china) mentre oggi avviene elettronicamente.
Le singole tavole vengono cioè scandite e trasformate in files digitali, colorate con programmi di grafica appositi e preparate per la stampa.

Giorgio Pezzin

 

 

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