| Una
storia a fumetti, nonostante sia "una
cosa da ragazzi", è una faccenda complicata
che richiede un lavoro abbastanza lungo
e difficile che coinvolge molte persone
e la cui pubblicazione richiede una struttura
collaudata e un notevole impegno finanziario.
L'idea
parte dal soggettista/sceneggiatore, il
quale può lavorare su personaggi propri
oppure, e accade più spesso, su personaggi
già lanciati di proprietà di un editore
o di un altro sceneggiatore.
(E'
il caso, per intenderci, di noi autori italiani
che produciamo storie di Topolino e Company.
I personaggi appartengono alla Walt Disney
e noi li usiamo per costruire storie che
vengono poi pubblicate dall'editore Italiano)
Il
soggettista, dicevamo, ha l'idea. Raramente
questa parte da un imput della redazione;
molto più di frequente il soggettista si
spreme le meningi, si arrovella, legge qualcosa
che lo stimola... ed ecco l'idea. Pensandoci
su ben bene, l'idea si completa, diventa
una possibile struttura con un inizio e
una fine, ci si mette sostanza...e si costruisce
la storia, che va poi raccontata per bene,
in tutte le sue fasi in circa tre
cartelle dattiloscritte.
L'idea
viene inviata alla redazione che la approva,
la modifica d'accordo con l'autore,
oppure la scarta (perchè è brutta; perchè
simile ad altre, perchè non adatta ai lettori,
ecc.).
Se
la storia viene accettata lo sceneggiatore
inizia la sceneggiatura, cioè scrive un
bel numero di pagine distinguendo le varie
TAVOLE (che corrispondono alle pagine
del fumetto) distinguendo le singole VIGNETTE
(ad esempio, su una pagina di Topolino ci
sono di norma 6 vignette, distinte in tre
STRISCE. Se due vignette sono unite formano
una DOPPIA, se sono quattro unite, formano
una QUADRUPLA).
Per
ogni vignetta lo sceneggiatore deve scrivere
chiaramente cosa fanno i singoli personaggi,
cosa dicono e qual'è lo sfondo. Inoltre
si indicano gli eventuali rumori (i vari
PONK SPLASCH SOCK ecc.) ed eventualmente
i colori che si desiderano per certi effetti
necessari al racconto.
Un vero copione, insomma, simile a quello
dei film, che racconta la storia nel numero
di tavole concordato con la redazione.
Da
qui si capisce che non basta avere una buona
idea: bisogna anche saperla esporre con
coerenza, restando dentro i limiti eventualmente
imposti dalla redazione, rispettando la
personalità dei personaggi e anche senza
creare scene troppo difficili (o impossibili)
da disegnare, mantenendo un buon ritmo (introduzione,
suspence, colpi di scena, finale, ecc.)
E dopo aver scritto una storia, bisogna
saperne inventare due, tre, quattro... centodieci,
centoundici, ecc. E' un lavoro, insomma,
spesso piacevole e divertente, ma comunque
un lavoro!
Consegnata
la sceneggiatura (ed eventualmente corretta,
sempre d'accordo con la redazione) questa
viene passata al disegnatore che, pazientemente,
disegna a matita ogni singola vignetta secondo
quando indicato dallo sceneggiatore. A volte
un bravo disegnatore migliora ulteriormente
la storia, inserendo di sua iniziative qualche
vignetta in più dove può essere utile a
migliorare il racconto, ma il più delle
volte questo non accade e la trama viene
rispettata al meglio delle possibilità e
dell'abilità del disegnatore stesso, ma
comunque in modo tale da soddisfare le richieste
e gli standard imposti dalla redazione.
(Qui si vede la "grandezza" di
un disegnatore. Le migliori storie vengono
sempre migliorate da un buon disegno, che
però difficilmente riesce a resuscitare
una trama mancante o una idea floscia. La
storia che si fa ricordare è sempre un mixer
perfetto di buone idee e di buon disegno!)
Ultimato
il disegno a matita, questo viene ripassato
in china a mano e con un pennello sottile,
di solito dallo stesso disegnatore, ma spesso
da una terza persona, il ripassatore, specializzato
proprio in questo lavoro.
Le
tavole a questo punto vengono consegnate
alla redazione che le affida al lettering,
cioè a colui che riempie i fumetti con il
testo. Ultimato anche questo lavoro, le
tavole passano alla coloritura che una volta
veniva effettuata a mano, a pennello, sul
retro del foglio (cosicchè, fotografandolo
poi con una forte luce sul retro, il colore
appariva in trasparenza sulla pellicola,
senza cancellare il contorno nero di china)
mentre oggi avviene elettronicamente.
Le singole tavole vengono cioè scandite
e trasformate in files digitali, colorate
con programmi di grafica appositi e preparate
per la stampa.
Giorgio
Pezzin |